Continuano i lavori sulla Legge di Bilancio 2019. Dalle prime bozze del predetto disegno di Legge, che conta già ben 115 articoli rispetto agli iniziali 73, risulta confermata la volontà del Legislatore di inserire, a decorrere dal 1 gennaio 2019, la c.d. “flat tax” al 15% per alcune tipologie di partite Iva.

In verità non si tratta di un nuovo regime fiscale, bensì di una rivisitazione dell’attuale regime c.d. “forfettario” già introdotto dalla Legge n. 190 del 23 dicembre 2014. Ricordiamo che il regime forfetario prevede rilevanti semplificazioni ai fini Iva e ai fini contabili e consente, altresì, la determinazione forfettaria del reddito da assoggettare a un’unica imposta in sostituzione di quelle ordinariamente previste.

LE NOVITA’ DAL 1 GENNAIO 2019

La novità più rilevante contenuta nella bozza della Legge di bilancio per il 2019 è sicuramente rappresentata dall’innalzamento a 65.000 Euro, per tutte le attività d’impresa e professionali, della soglia di ricavi o compensi per l’applicazione del regime forfettario; a oggi, infatti, sono previsti diverse soglie, suddivise sulla base dell’attività svolta, che limitano l’accesso e/o la permanenza nel regime in commento (non verranno modificati i coefficienti di redditività che resteranno ancorati ai singoli codici identificativi dell’attività svolta).

Potranno, quindi, accedere al regime già dal 2019 le persone fisiche esercenti attività d’impresa o professionale che nel 2018 avranno conseguito un ammontare di ricavi, ovvero avranno percepito compensi, non superiori al limite di Euro 65.000.

Le modifiche in commento vanno a eliminare anche le due principali cause che, fino a oggi, non permettevano l’accesso al regime o ne causavano la decadenza, ovvero:

  • limite di 5.000 Euro annuo per le spese per lavoro accessorio, dipendente e per compensi erogati ai collaboratori;
  • limite di 20.000 Euro per investimenti in beni strumentali.

A lato di queste modifiche, che non possono che essere accolte con favore, sono state confermate e aggiunte delle cause di esclusione che impediscono l’accesso al regime agevolato in commento. In particolare:

  • viene confermata l’impossibilità di applicare il regime per chi si avvale di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfetari di determinazione del reddito, nonché per le persone fisiche non residenti (tranne quelle che sono residenti in uno stato UE o in uno stato che assicuri un adeguato scambio di informazioni con produzione in Italia di almeno il 75% dei redditi complessivi) e per i soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi;
  • viene ampliata la preclusione al regime in presenza di partecipazioni societarie, oltre che in società di persone o in S.r.l. trasparenti, anche in S.r.l. in regime ordinario: tale aspetto risulta molto importante perchè, se la norma non venisse modificata durante l’iter parlamentare del decreto, molti soggetti di piccole dimensioni detentori a titolo di investimenti di partecipazioni anche di minoranza in S.r.l., si vedrebbero impossibilitati ad accedere al regime agevolato;
  • l’attuale preclusione riguardante i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 Euro, verrà sostituita dall’impossibilità di accedere al regime per coloro che erano assunti come dipendenti o collaboratori e intendono svolgere l’attività d’impresa o professionale prevalentemente nei confronti di quello che nel biennio precedente è stato uno dei datori di lavoro. L’obiettivo di tale preclusione, in chiave anti elusiva, è quello di evitare di mascherare un rapporto di lavoro dipendente mediante l’utilizzo del regime agevolato, avente una fiscalità nettamente più favorevole.

Il disegno di Legge in commento prevede anche una seconda misura (opzionale) che scatterebbe dal 1 gennaio 2020. Tale agevolazione riguarda lavoratori autonomi e imprenditori individuali che si collocano nella fascia di compensi o ricavi compresi tra 65.001 e 100.000 Euro annui. Viene prevista l’applicazione su tale range di un’aliquota del 20% sostitutiva delle imposte sui redditi erariali e locali e dell’Irap prevedendo, anche per questi soggetti, l’esclusione da Iva e ritenute d’acconto ma non dalla fatturazione elettronica.

Le misure, così come abbozzate, risultano molto interessanti in particolare per i contribuenti privi di un’organizzazione complessa, basti pensare alla stragrande maggioranza dei professionisti e degli artigiani. Al contrario, il nuovo regime non pare particolarmente vantaggioso per quei soggetti esercenti un’attività di commercio e/o un’attività industriale, alla luce dell’impossibilità di poter recuperare fiscalmente i costi di struttura sostenuti, generalmente elevati, e la relativa Iva.

Non risultano destinate a essere modificate le aliquote dell’imposta sostitutiva applicabili; in particolare, l’aliquota base rimarrà fissata nella misura del 15%, mentre per le “nuove” partite Iva, ovvero le c.d. “start up”, continueranno a godere dell’aliquota ridotta al 5% per i primi 5 anni.

Ricordiamo, infine, che queste disposizioni potranno essere oggetto di profonde rivisitazioni/eliminazioni da parte del Parlamento durante tutto l’iter di approvazione che il disegno di legge dovrà obbligatoriamente percorrere.

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